Michelle Obama in visita in Italia col marito in occasione del G8 ha scelto per pranzo il ristorante-trattoria romano, “Maccheroni” di via delle Coppelle, nei pressi del Pantheon. Ha provato assaggi di pasta alla carbonara, lasagna e amatriciana accompagnati di vino rosso e prosecco.
Prima di andarsene si è fatta preparare dal personale il cosiddetto “doggy bag” (così chiamato perché in teoria gli avanzi sono destinati al cane). All’estero è abbastanza frequente che i clienti si facciano incartare per portare a casa ciò che hanno ordinato e non consumato del tutto. In Italia la pratica è scomparsa da molto tempo, ma si usava fino a pochi decenni fa.
Su l’Espresso ci si chiede come mai in Italia non si usi la Doggy bag, è una cosa che vorrei capire anch’io, le mie ipotesi sono due:
la prima è che l’Italia è una nazione ricca relativamente da poco tempo e quindi come parvenue si crede di fare la figura dei pezzenti a chiedere gli avanzi (cosa che si faceva tranquillamente, quando i nostri nonni lo erano veramente, proprio perché non avevano nulla da dimostrare).
La seconda è che siamo delle buone forchette e che in generale non rimane molto sulla tavola.
Io credo che la prima ipotesi sia l’origine del costume, ma che oramai sia tranquillamente superata come percezione. Io personalmente le rare volte che è rimasto qualcosa ho chiesto se era possibile portare via qualcosa (si certo, rientro nella seconda ipotesi
).
Questa premessa è per argomentare la mia tesi, ovvero, io sono convinto che i ristoratori dovrebbero farsi loro promotori della doggy bag e sopra tutto di offrire la bottiglia di vino lasciata a metà.
Io trovo che questo sia un potente strumento di promozione di marketing a bassissimo costo, basterebbe stampare qualche pack personalizzato per il trasporto, perché certe cose vanno fatte bene! Sono convinto che il P2P diffonderebbe la notizia in un battito d’ali e sono sicuro che i risultati si sentirebbero. Vista anche la congiuntura economica e più in generale un etica dei consumi che promuova la riduzione dello spreco, sarebbe ora di cambiare abitudini e le abitudini vanno fatte cambiare da un elemento esterno al sistema, in questo caso i ristoratori.



















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