Sto guardando “The Genius Of Charles Darwin” di Richard Dawkins un documentario in tre puntate, sul darwinismo of course, per l’esattezza sto guardando la seconda puntata chiamata “The fifth ape”, la quinta scimmia (l’uomo per la cronaca).
Se avete un po’ di dimestichezza con l’evoluzionismo e Richard Dawkins, ovviamente saprete che quel “memi” che è contenuto nel sottotitolo di Pensieri Laterali è da attribuire a lui, ne ha ipotizzato l’idea –un vero e proprio meme– nel suo libro “Il gene egoista”.
Per arrivare al nodo, nella puntata in corso R.D. analizza il lato oscuro del Darwinismo, ovvero le sue implicazioni morali e ad un certo punto del documentario incontra un biologo statunitense che secondo R.D. è un po’ critico verso la sua teoria del gene egoista. Ma in pratica, quando viene intervistato, risulta subito chiaro che è non la teoria del gene egoista ad essere criticata, ma ben si il termine egoista, che secondo costui risulta ambiguo e fraintendibile, anzi, dice che quel “egoista” sembra avere dietro una motivazione che porta a pensare che, se il gene è egoista, allora anche noi dobbiamo essere egoisti. Questo ha dato adito a giustificazioni del darwinismo sociale, che come lui stesso sottolinea negli stati uniti è molto diffuso, le stesse giustificazioni che portano a non dare aiuti ai poveri perché secondo costoro devono cavarsela da soli.
La cosa strana dice R.D. è che il suo libro parla sopra tutto di altruismo, ovvero i geni egoisti sono quelli che selezionano persone o animali altruisti.
In breve il gene che secondo R.D. è egoista perché vuole preservare e diffondere copie di se stesso (il gene è l’unità fondamentale della vita, in se eterna perché identica in ogni sua copia da individuo ad individuo, la teoria di R.D. prevede che gli organismi non siano che dei mezzi di trasporto dei geni, dei vettori insomma) e quindi il gene o geni dell’altruismo promuovendo un comportamento altruistico diffondono se stessi che però avrebbero in realtà uno scopo egoistico.
La situazione è paradossale perché in pratica l’ambiguità di una parola portatrice di senso (un “meme” in tutto e per tutto) scatena ragionamenti e fraintendimenti non voluti.
Questo è un perfetto esempio di errore comunicativo. Le persone che non sono abituate a lavorare o ragionare con le parole, solitamente non fanno troppo caso a quelle che utilizzano, invece le parole essendo cariche di significati sono potenzialmente pericolose. La parola sbagliata può far scatenare le guerre. Gli errori di comunicazione sono dietro l’angolo ad ogni piè sospinto.
Si dovrebbe essere cauti e scegliere le parole giuste, invece sopra tutto i nuovi mezzi di comunicazione sono potenzialmente forieri di errori, dagli sms alle email passando per i commenti dei blog, il mezzo mediato che esclude l’interazione visiva il linguaggio del corpo e il suono delle parole, è potenzialmente pericoloso perché fraintendibile. Il linguaggio è ambiguo e se non usato nel giusto modo si commettono errori che per lo più il linguaggio del corpo e il suono delle parole riesce a mitigare, quando questa interazione manca resta solo l’ambiguità.
Pensate un po’ se R.D. invece de “Il gene egoista” avesse scritto “il gene opportunista”, opportunista è una parola ambigua, ma sicuramente meno negativa di egoista che moralmente è repulsiva. Ecco un punto interessante, probabilmente la parola egoista è repulsiva proprio perché avvalora l’idea di D. che fondamentalmente noi siamo altruisti e quindi socialmente disprezziamo l’egoismo che viene relegato ai margini della società proprio come i comportamenti criminali e antisociali in genere.
L’ironia è che a mio parere anche la parola evoluzionismo è un errore di comunicazione che ha portato in primis tante ambiguità, confusione e fraintendimenti, e infatti R.D. nella prima puntata fa notare che a Darwin non piaceva e non è stato lui a coniarla, ma che utilizzava perché non trovava una definizione alternativa e altrettanto concisa del suo pensiero. Il termine “evoluzionismo” ha portato a travisare il concetto e a fare pensare ai più che fosse un processo evolutivo, in senso migliorativo, di cui l’uomo era il vertice, invece l’evoluzione non è altro che un adattamento continuo ai cambiamenti continui, ogni specie è adatta al suo abitat ed è perfetta finché questo non cambia. In sostanza non necessariamente la direzione è verso la complessità, quando degli organismi complessi si ritrovano in una situazione in cui quella complessità è un orpello allora la perderanno come le creature che abitano le caverne hanno perso l’uso della vista. Adattamento è la parola chiave non evoluzione!



















Sottoscrivo sostanzialmente l’idea che il termine “evoluzionismo” si dovrebbe sostituire con “adattamento”. In questo senso io l’ho sempre inteso. Ma questo fatto, esaminando la questione nelle sue conseguenze, non aggiunge e non toglie quasi nulla alla montagna di discorsi che sono state accumulate da Darwin in poi, e nulla potrebbe modificare in futuro. La questione è viziata dal preconcetto che è insito negli obiettivi che le parti si prefiggono al di là delle questioni biologiche.Il discorso degli “antievoluzionisti” si prefigge dimostrare che c’è un Dio che tutto “muove” e che muove verso una meta. Negli “evoluzionisti” il preconcetto è il contrario: che non c’è un Dio che tutto muove. Come se ne esce da tutto questo? Secondo me, Colui che tutto muove verso una meta è immanente: è la Natura stessa.
È vero che “questo” nulla toglie alla teoria e alla accettazione scientifica. Il mio è un commento dal punto di vista comunicativo nel senso divulgativo del termine.
Purtroppo le questioni scientifiche sono in generale ostiche da divulgare correttamente e la precisione del linguaggio credo che sia fondamentale ad evitare fraintendimenti.
Inoltre il darwinismo è un concetto chiave per capire il mondo al di la del concetto biologico e in quanto tale, maggiore è la comprensione del concetto meglio è.
Giusto. Condivido in pieno.