IKEA, dopo 50 anni di immagine coordinata che utilizzava il Futura, ha deciso di cambiare font, la scelta è caduta sul Verdana, font di sistema di Windows creato da Microsoft per essere leggibile a monitor in corpo minuscolo. Questo pare essere il primo caso di declinazione a rovescio, ovvero solitamente si crea l’immagine di marca con i caratteri (font) adeguati e poi si declina il tutto nei vari mezzi, nel web solitamente (a parte con l’uso di Flash che permette di utilizzare tutti i caratteri) ci si deve adeguare ai caratteri di sistema che sono pochi e presenti su tutti pc.
IKEA dice: “Verdana is a simple, cost-effective font which works well in all media and languages,”
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IKEA ha optato per una scelta di risparmio e uniformità stilistica, questa scelta, apparentemente sensata, in pratica però è una scelta in rimessa si decide di avere un immagine anonima e spersonalizzata potenzialmente uguale a chiunque seguisse questa strada.
La notizia è riportata dal TIME, perché questa scelta di IKEA ha scatenato una protesta nel mondo della comunicazione ed è stata indetta una petizione per convincere IKEA a tornare sui suoi passi, un perfetto esempio di democrazia dal basso dell’era di internet, che sfora da un contesto politico e raggiunge il mondo delle aziende.
“Ikea, stop the Verdana madness!” pleaded Tokyo’s Oliver Reichenstein on Twitter. “Words can’t describe my disgust,” spat Ben Cristensen of Melbourne. “Horrific,” lamented Christian Hughes in Dublin. The online forum Typophile closed its first post on the subject with the words, “It’s a sad day.” On Aug. 26, Romanian design consultant Marius Ursache started an online petition to get Ikea to change its mind. That night, Verdana was already a trending topic on Twitter, drawing more tweets than even Ted Kennedy.
Nell’articolo del Time si citano 700 firme alla petizione, che, dice l’articolo – possono non sembrare tante – ma già mentre sto scrivendo sono 4444.
Tornando al ragionamento dal punto di vista grafico comunicativo, ripeto che mi sembra una strada pericolosa, lo so ai più, che non praticano il mestiere può sembrare cosa di poco conto, ma pensate, se dopo che un azienda del calibro di IKEA il cui catalogo è distribuito più che la Bibbia…
In terms of publishing quantity, the catalogue has surpassed the Bible as the most published work, estimated 175 million copies (2006) worldwide,[3] triple that of its counterpart;[4] however since the catalogue is free of charge, the Bible continues to be the most purchased literary work.[5] In Europe alone the catalogue reaches more than 200 million people annually.
…cominciassero a fare lo stesso ragionamento altre aziende, dal punto di vista del brand sarebbe un suicidio comunicativo, l’omologazione totale.
Oltre tutto comincia a diffondersi una tecnologia nuova che permette di utilizzare altre font sul web, funziona già ha il problema di appesantire le pagine in fase di caricamento, ma con la diffusione generale della banda larga, sono sicuro che si diffonderà come il prezzemolo.



















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[...] ho già parlato sul mio blog Pensieri Laterali, ma qui vorrei aggiungere un ulteriore ragionamento, ma prima vi faccio un sunto. IKEA dopo 50 [...]