Molti dicono che la natura decentralizzata dell’Internet derivi da un bisogno militare: qualora uno dei nodi fosse colpito da un attacco nucleare, il network avrebbe continuato a funzionare. Mica vero. Il Pentagono avrà sicuramente apprezzato la ricaduta. «Ma la vera ragione – ha detto tempo fa Charlie Herzfeld, ex dirigente dell’Arpa – è che c’erano pochi computer per la ricerca» e che i collegamenti erano tutt’altro che affidabili. Non c’era bisogno di un attacco nucleare.
Il destino di Internet era la libertà perché, nonostante il controllo del Pentagono, i cervelli universitari chiamati a far nascere Arpanet chiedono – e ottengono – il potere di essere liberi e far circolare le idee. «Credevamo che collaborare fra di noi era meglio che competere – racconta Robert Braden, uno dei ricercatori – e non credo che nessun altro modello ci avrebbe portati dove siamo oggi».



















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