Questa mattina passando a fianco del monumento ai partigiani in piazza a Reggio Emilia, assisto ad uno scambio di parole tra adolescenti:
il ragazzetto guardando il monumento che rappresenta una fucilazione di partigiani — vah che bella scena! Tutti infilzati…—
la ragazzetta si gira a guardare — ahhh che schifooo… lo vedo adesso—
Da questo dialogo, che per inciso mi ha fatto rotolare a terra le castagne, si deducono un paio di cosette agghiaccianti.
Primo, ma dove vivono questi adolescenti? Come minimo ci sono passati davanti centinaia di volte e non hanno mai alzato lo sguardo. Secondo, ma sanno anche solo vagamente cosa è stata la II° Guerra Mondiale e che Reggio Emilia è medaglia d’oro della resistenza, lo sanno almeno che c’è stata la guerra? Mi spiace sentire discorsi del genere, minano molto la fiducia nei ragazzi, io alla loro età ero molto più consapevole e anche se non tutti i miei coetanei lo erano, lo erano comunque molto più di questi, non ho mai sentito discorsi del genere da nessuno di loro.
Io capisco che le generazioni passano e che la storia si allontana, ma di fronte ad un monumento della I° guerra da ragazzino sapevo a cosa si riferiva almeno, non dico di essere partecipi emotivamente ma conoscere quello che hanno vissuto i tuoi nonni…
Questa non è la prima volta che sento un commento agghiacciante al monumento da parte dei ragazzini, un altra volta due ragazzine si dicono, —ma cosa è? un monumento alla morte?— non è un caso statistico credo proprio che sia generalizzato.
Poi chissà, magari dimenticare è l’unico modo per poter ricominciare senza acrimonia del passato, ma a me un po’ fa paura perché la II° Guerra non è una qualsiasi guerra, ha tirato fuori il peggio e il meglio di una generazione.



















Parafrasando Gibson, viviamo nel tempo dell’oblio. La tecnologia ha messo alla nostra portata risorse potenzialmente vastissime, ma la controindicazione è che l’orizzonte temporale si è accorciato. Vediamo poco davanti a noi, e ancora meno dietro le nostre spalle. Non so se è solo a causa del bombardamento di stimoli in cui siamo immersi, ma i sintomi riguardano tutti, dai ragazzini agli adulti. Altrimenti non si spiegherebbe nemmeno il morbido regime a cui ci siamo incoscientemente consegnati.
A proposito di entropia e picchi, linko il post di Ugo Bardi “IL PICCO DELL’INSEGNAMENTO”
http://aspoitalia.blogspot.com/2009/09/il-picco-dellinsegnamento.html#links