Uscire dal pregiudizio, instillato per propaganda dagli anni ’60, che la coltivazione di canapa sia pericolosa perché è una droga è arduo e difficile, ma i segnali cominciano ad emergere se persino il Sole 24 Ore ne parla come della via italiana alla green economy.
La canapa è stata coltivata in Italia per secoli fino al dopo guerra, la canapa è una pianta eccezionale, si fanno due raccolti all’anno, non ha bisogno di pesticidi di concime e di acqua. Con la canapa si produce la migliore carta del mondo e non si taglia un albero.
Ora è un decennio che si sta provando in via sperimentale a coltivarla nuovamente qui in Emilia, si producono tessuti per il comparto moda che qui da noi ha diversi marchi importanti che ci stanno credendo, e come si dice nell’articolo de “il Sole” si produce carta, che sarà ancora poco competitiva e di nicchia ma io credo che sarà l’unica che alla lunga sarà sostenibile produrre.
Ora che il picco del petrolio è cosa di cui parla anche il Guardian, sembra che comincia a profilarsi l’opportunità per la canapa di uscire dal ghetto, perché dovete sapere che la canapa è stata oggetto di propaganda mica perché ci si fanno i cannoni, cioè quella era scusa, (che la canapa italiana non ha principio attivo) ma perché al tempo era concorrenziale con i nuovi tessuti sintetici a base petrolifera, il nylon ecc. e ci si produceva guarda caso anche etanolo, persino la Ford T era progettata per funzionare con etanolo di canapa.
I primi progetti prevedevano anche la possibilità di un propulsore alimentato a etanolo di canapa ma ben presto l’idea venne accantonata sia a causa del proibizionismo sia a causa della discesa dei prezzi del petrolio.
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