HOPPER AL MULTIPLEX REALE

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Sabato siamo andati a Milano, partiti con un tempo grigio e uggioso arrivati a Milano la troviamo con un sole splendente, una vera sorpresa, quasi mai vista una giornata così a Milano, quindi ben disposti ci avviamo a Palazzo Reale a vederci la mostra di Hopper, non il mio autore preferito ma sicuramente in buona posizione, vedere il Duomo finalmente pulito e con una bel sole che si riflette sui bianchi e rosa della facciata è sorprendente, mi ricorda i quadri di Monet della Cattedrale di Rouen. Arrivati all’ingresso siamo come al solito assaliti dai ragazzi senegalesi con i loro libri, che da dieci anni non cambiano mai e che non sai più che dirgli, entriamo e la fila è discretamente scoraggiante, non come quelle che ho fatto da studente nelle mie fughe per mostre però, al tempo iniziavano dal piazzale, noi comunque abbiamo comprato online i biglietti e lasciamo gli sprovveduti in fila ben felici dell’era digitale.

È qualche anno che a Palazzo Reale hanno pensato bene di allestire quattro mostre in contemporanea, qui sta il multiplex del titolo e vi anticipo che l’ultima volto che son venuto per vedere Bacon siamo andati a vederci anche Canova e l’Arte delle Donne organizzata da Sgarbi, allora siamo riamsti un po’ delusi, per tre mostre abbiamo speso una bella cifretta e le mostre mi spiace dirlo non erano all’altezza, le opere in se potevano essere iteressanti ma una mostra è un organismo che deve imbastire un discorso e invece le ho trovate sommarie, di Bacon c’erano cosette, studi bozzetti cose giovanili e giusto un paio di tele importanti, lascitevi dire che in confronto alla mostra del 1993 al museo Correr a Venezia che ricordo anocora come grandiosa, questa era bozzettistica, di Canova c’erano un paio di pezzi e qualche emulo, tutti provenienti dall’Ermitage, belli ma veramente due cose, in fine quella di Sgarbi era una bella mostra, con una ricerca e un idea dietro, magari non erano tutti pezzi fantastici ma sicuramente godibile, il problema era che avendola voluta allestire in contemporanea ad altre tre mostre non c’era abbastanza spazio, quindi l’allestimento era claustrofobico e devo dire indecente, non si riusciva guardare una tela senza ingombrare il passaggio, tutto era un corridoio labirintico, questo lungo preambolo per farvi capire che non è un eccezzione quella che sto per raccontarvi su Hopper, ma bensì la norma.

Lasciando la fila che era li esclusivamente per vedere Hopper, per le altre mostre si era liberi di andare con comodo, saliamo la scalinata di Palazzo Reale e ritiriamo i biglietti, vorrei fare un appunto, ma perché tengono sempre così alto il riscaldamento nelle esposizioni, insomma si entra imbacuccati e bisogna poi spogliarsi per poter respirare, tenete un po’ più basso uno si sbottona la giacca e si gode la mostra senza sudare.

Finalmente entriamo, si comincia con gli esordi di Hopper tele interessanti in un percorso di scoperta di un autore anche se non particolarmente particolare in se, alcune sembrano illustrazioni della Domenica del Corriere, troviamo poi le sue sperimentazioni parigine, già si intravede un tocco, la sensibilità per luce affiora e un gusto per il taglio e la scelta dei soggetti si delinea, la sala parigina si conclude con una tela famosa di quel periodo Soir Bleu, molto bella che però non è ancora pienamente hopperiana, si prosegue con gli studi a matita che gli stessi curatori introducono dicendo che Hopper faceva non per scopo espositivo ma per fermare dei soggetti che individuava per strada o per costruire le tele —qui vorrei fare un inciso, non sono qui a dirvi che tutto ciò non fosse interessante al contrario, a suo tempo sempre a Venezia come per Bacon sono stato a vedere la mostra dei disegni di Modigliani che erano studi appunto, ma quella mostra non si spacciava per qualcosa che non era, metre questa su Hopper viene venduta come La prima grande mostra di Edward Hopper in Italia e mi spiace dirlo ma di grande ha poco, fine dell’inciso— devo dire che mi ha sorpreso il fatto che Hopper costruisse la tavolozza in astratto, indicando nel disegno a matita ogni area con il colore che avrebbe usato, veramente sorprendente, un po’ come comporre da sordo come Beethoven. All’inizio la cosa sembrava interessante, ci sono gli studi preparatori e poi la tela, il fatto è che a parte un opera importante, Morning sun, il resto era riferito a opere secondarie e a mio parere poco significative della sua poetica, paesaggi senza presenza umana che sono l’elemento straniante dei suoi quadri e che senza i quali non raggiungono la forza che li cantraddistingue. Alla fine di questo percorso si arriva alla carnevalata, avte presente le foto dei primi del novecento con i pannelli illustrati con personaggi in posa e un buco al posto della testa per potere infilarci la propria e scattare la foto? Ecco in fondo alla sala ci troviamo in un set fotografico allestito in modo tale da peter diventare il soggetto in Morning Sun, una roba da fiera di paese dei primi del 900, se questo è frutto di qualche genio del marketing siamo a posto.

La mostra prosegue con ancora un po’ di opere e si conclude con quella “Second Story Sunlight” che impreziosisce il manifesto, in conclusione un tre, quattro tele importanti (che trovate tutte qui) infarcite di cosette, cosette anche interessanti, come gli acquerelli che ho trovato molto belli per un uso dei contrasti con campiture scure densissime di colore che li rendono molto particolari, ma che in definitiva non rendono onore ad un artista come Hopper, mi spiace ma non mi sento di consigliare questa mostra ad un visitatore occasionale, proprio perché non si farebbe un idea vera della poetica dell’autore, non trovo giusto creare così tanta aspettativa e poi non esporre un bel gruppo, almeno una quindicina sarebbe già bastato, di opere importanti che ne caratterizzano le peculiarità.

La prossima volta che sentirò parlare delle mostre del Multisala Reale rimarrò freddino e diffidente e difficilmente mi farò fregare ancora, e si un po’ di senso di fregatura rimane. Questa enorme macchina di Palazzo Reale, si inserisce nel filone delle mostre spettacolo che ritengono la cultura un altro prodotto di consumo da sfruttare come i blockbuster, io sono sicuramente favorevole e capisco anche la necessità della cosa, ma dovrebbe rimanere nei limiti e obiettivo del curatore dovrebbe essere costruire qualcosa di sensato, le grandi mostre hanno dietro una ricerca storica e critica che rimane a distanza di anni e decenni, invece oramai si è presi nel vortice e si pensa che basti un paio di opere famose, condite di paccottiglia, sempre più spesso si trovano quelle esposizioni di, che so, Van Gogh e il suo tempo, Kandisky e i suoi amici, insomma come nelle promozioni del supermercato, mettono due opere civetta, per attirare e poi cosette secondarie, con il Multisala Reale siamo arrivati al culmine e spero al declino di questo depauperamento della cultura in cui si da l’idea dell’abbondanza come al multisala, ma che in realtà è un impoverimento, come al multisala.

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