I GIORNALISTI ROBOT E IL MITO DELL’OBIETTIVITÀ

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Da Repubblica:

“Fare il giornalista è sempre meglio che lavorare”, recita un vecchio detto, e in questa massima c’è tutto il romanticismo legato a una professione affascinante, per quanto spesso sotto accusa. Da qui a qualche anno però a scattar foto, fare domande e scovare notizie potrebbe non essere più il classico cronista ficcanaso ma un robot fatto di lenti e bulloni, capace di intercettare le “news” e in un colpo solo intervistare i protagonisti e fotografarli. Certo non una buona notizia per chi sogna di inserirsi in un mondo già inflazionato, ma il progetto è serio e secondo gli scienziati potrebbe risolvere il problema della oggettività dell’informazione.

L’unico problema è che il robot non sa ancora pensare, e questa resta sempre una gran differenza.  (nota mia: qui ci sarebbe da ridere, con una battutaccia grassa di modello toscano!)

Il mito dell’obiettività nell’informazione è duro a morire, NON può esistere un informazione obiettiva neanche da parte di un Robot che, come tutti coloro che masticano la teoria dell’informazione, della tecnologia e il mondo del progetto, dovrebbero sapere che il MEDIUM NON È MAI NEUTRO! A fronte di una informazione attualmente deviata a colpi di investimenti pubblicitari e ingerenze politiche, come la metteremmo di fronte ad un informazione gestita interamente da dei software, i cui parametri non sono assolutamente neutri ma anzi scritti da menti umane e manipolabili più delle coscienze!?

Da Crisis:

Gli insulti ai giornalisti sono all’ordine del giorno, anche escludendo i casi di servilismo puro: incompetenti, incapaci, neanche verificano.

Una risposta a tali misteri forse può offrirla una ricerca australiana, dell’Università di Sydney. Un gruppo di ricercatori si è preso la briga, per un certo lasso di tempo, di andare a verificare alla fonte le notizie date dai giornali. E indovinate cosa? Hanno scoperto che ben il 55 per cento delle storie analizzate aveva origine da public relations. Insomma, non vengono riportati fatti scoperti e ricercati dal giornalista, ma semplice spin di agenzie apposite. Così i ricercatori:

La nostra investigazione conferma fortemente che il giornalismo di oggi in Australia è pesantemente influenzato da interessi commerciali nel vendere un prodotto, limitato e bloccato dai politici, dalla polizia e da chi controlla il messaggio dei media.

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